PUGNOZEN: LA MENTE VIENE PRIMA DEL PUGNO - ACCADEMIA ARTI ORIENTALI ASD

ARTICOLI RAJA YOGA

Silenzio ed Energia

Il silenzio è qualcosa cui di solito non siamo abituati.Noi siamo abituati a convivere con lo stress, con un incessante diluvio di stimoli e di informazioni che ci sommerge dall'esterno, con fiumi di parole e di immagini. Non siamo educati all'ascolto, all'incontro con noi stessi, le nostre emozioni, al dialogo autentico che permette la comprensione, in definitiva non siamo educati al silenzio. Come se il rumore rappresentasse la vita ed il silenzio il nulla.

Incontrare il silenzio per alcuni può essere intollerabile, ad altri può persino far paura. Molte persone, appena entrano in casa, o in auto, accendono radio e televisione che magari non ascoltano, ma quelle voci e quella musica di sottofondo li rassicurano, come se facessero loro compagnia e potessero proteggere dalla solitudine e dal vuoto.

Il silenzio è il luogo della nascita della consapevolezza.

Il silenzio è anche il luogo dove nasce la felicità. Ciò che può farci felici proviene dal nostro interno. Per sperimentarlo, basta concentrare la nostra consapevolezza al nostro interno, nel silenzio e nell'ascolto. Sfortunatamente abbiamo imparato a cercare le risposte, ed ogni riferimento, all'esterno. Magari si crede più a quanto viene detto che a ciò che si sente essere vero.

E' evidente, spero, che il silenzio di cui parlo non è assenza di suoni e rumori, ma è un silenzio interiore. E' da questo silenzio che scaturiscono i nostri slanci di ispirazione, la tenerezza della compassione e dell'empatia, la percezione dell'amore. Sono emozioni delicate che possono andare perse nel rumore caotico esterno.

Fare silenzio significa riservare un certo spazio semplicemente allo scopo di esistere. E questo ci mantiene in comunicazione con noi stessi e con la natura, come quando osserviamo un tramonto o ascoltiamo il mare o sentiamo il profumo di un fiore che difficilmente possiamo cogliere quando la mente è come un oceano in tempesta.

Ecco cosa fa il silenzio: ci aiuta a mettere e mantenere in equilibrio i vari aspetti del nostro essere, il corpo, le emozioni, la mente.

In realtà, il silenzio fa molto di più : ci mette in comunicazione con la dimensione sacra della vita.

Comunicare è un movimento semplice come il respiro, se ci troviamo nella calma attenta e senza tensione di una vigile consapevolezza. La fase di espansione del respiro corrisponde alla parola, la fase di assorbimento all'ascolto. Nell'essenzialità del silenzio, la comunicazione ritrova la sua semplicità, la sua magia. La parola giusta viene fuori senza sforzo, con le giuste pause e la giusta intonazione, come se fosse il fiore della consapevolezza. E quando mai un fiore che sboccia lo fa in modo sbagliato? Ogni fiore che sboccia lo fa sempre nel modo giusto.

Per tanti sperimentare il silenzio all'inizio non è facile. Alcuni lo vivono, in un primo momento, come un'inutile perdita di tempo e si sentono a disagio, inquieti. In seguito, molto presto, grazie all'ascolto profondo molti imparano a diventare più consapevoli di sé, del loro sentire, delle loro emozioni, e in loro comincia a fluire un'energia creativa che nemmeno sapevano di avere, che era rimasta come coperta e bloccata da strati multipli di condizionamenti esterni.

Come possiamo imparare il silenzio? Come possiamo imparare l'ascolto?

L'ascolto nasce chiaramente dal silenzio, che è il luogo dove trovare le giuste risposte alle domande, giuste per ciascuno di noi.

Possiamo ad esempio meditare. La meditazione è ascolto profondo, senza preconcetti, condizionamenti, luoghi comuni, frasi fatte, paure, senza reazioni né interpretazioni. E' uno dei modi per entrare in noi stessi, arrivare al nostro centro in contatto con la nostra energia profonda.

Meditare non è costringere la mente al silenzio, è trovare la quiete che esiste già. E' una pratica che aiuta a scoprire chi siamo, cosa realmente desideriamo ed in che modo possiamo realizzarlo.

All'interno di noi il giudizio è sospeso. Ed è proprio il giudizio, che esprime costantemente la classificazione delle cose in giuste e sbagliate, buone e cattive, in una incessante valutazione, che crea confusione nel dialogo interiore, perché ci riduce lo spazio tra un pensiero e l'altro, ci restringe la potenzialità creativa ed il flusso energetico. Solo la consapevolezza e l'attenzione a ciò che ci accade dentro ci mette in contatto con quella conoscenza interiore che può farci da guida.

L'energia del silenzio.

Il silenzio ci consente di recuperare energia. Vediamo come.

Quando ci sentiamo spossati ed esausti, sopraffatti dagli impegni, dalle richieste, dalle parole; quando non riusciamo ad affrontare la situazione o a realizzare ciò che abbiamo in mente, impariamo a staccare, a prenderci una pausa di silenzio, a rilassarci. Quando il nostro sistema corpo-emozioni-mente è in stato di rilassamento, ci troviamo immersi in un silenzio naturale. E questo rigenera la nostra vitalità e ci ricarica d'energia.

Provate ad eseguire questo semplice esercizio.

Sedetevi in silenzio ad occhi chiusi con le mani in grembo, tenendo ben diritta la spina dorsale. Cominciate a respirare in modo fluido e leggero. Lasciate che la vostra attenzione segua senza sforzo il respiro. Sentite l'aria che entra dalle narici e scorre fino a gonfiare i polmoni. Respirate naturalmente e lasciate che la vostra attenzione segua ora l'espirazione: l'aria esce dolcemente dai polmoni alle narici. Il respiro è sciolto e leggero, totalmente naturale. A questo punto siete come sprofondati in un rilassamento che si fa sempre più profondo, che porta la mente a calmarsi naturalmente. Ci sentiamo più vitali e l'energia dentro di noi cresce in modo percepibile.

Se proviamo ogni giorno a fare questo "tuffo nel silenzio", piano piano il silenzio non sarà più un disagio, un imbarazzo, o una conseguenza della nostra incapacità di esprimere sentimenti e pensieri in modo naturale, ma sarà una scelta consapevole che rigenera anche le nostre parole ed il modo come vengono dette.

Silenzio e comunicazione

Ho detto che il silenzio è ascolto, ed è l'ascolto la condizione per ogni tipo di comunicazione.

La disponibilità all'ascolto degli altri nasce proprio dalla capacità di ascoltare se stessi, i propri bisogni, e ciò ci dà l'opportunità di crescere oltre che di conoscerci.

Quando sperimentiamo l'incontro col silenzio, impariamo che l'ascolto profondo, di sé e degli altri, ha un grande potere di comunicazione. E' più che probabile che, nel mondo caotico di oggi, abbiamo bisogno del silenzio come di un nutrimento. E' il piacere di stare con se stessi, di avere un luogo dove ci possiamo ritemprare, o trovare le risposte alle nostre domande, o le parole giuste da dire al momento giusto.

L'incontro con il silenzio in realtà ci cambia la vita. Nel silenzio si impara ad ascoltare se stessi, a leggere i significati al di là delle parole, a comprendere con il cuore.

Molti credono che comunicare sia parlare bene, fare bella figura, dare una buona immagine di sé, essere brillanti o avere sempre la battuta pronta. Invece comunicare è essenzialmente saper ascoltare; è l'ascolto che permette di costruire relazioni di qualità. Senza ascolto non c'è vera comunicazione. Chi sa ascoltare è facilitato in qualsiasi situazione di relazione.

A volte si parla per abitudine, per stemperare l'imbarazzo del non saper cosa dire, per evitare il senso di vuoto, per piacere agli altri, perché si pensa che più si parla meglio si comunica. Non è così. Parlare non significa comunicare, non facilita né migliora le relazioni.

Il silenzio, invece, ci aiuta a raggiungere la calma, ad avvicinarsi alla nostra essenza, là dove nasce "la parola giusta al momento giusto", la parola che ci consente di dire ciò che vogliamo senza ferire e senza aggredire, con una chiarezza cristallina.

Quando non si ascolta e si finge soltanto, preparando ciò che si dirà quando l'altro avrà smesso di parlare, la comunicazione diventa virtuosismo verbale reciproco. Solo quando la mente è in silenzio possiamo recepire senza distorcere il significato di ciò che ci viene detto.

Alleniamoci quindi a rispondere solo dopo aver ricreato in noi il silenzio, in modo che le parole che usciranno dalla nostra bocca non siano dette tanto per dire, per abitudine o ferire o manipolare, ma possano essere autentiche, vibranti di energia, in sintonia con la realtà del momento che stiamo vivendo. Qui e ora.

Due raccomandazioni di prudenza.

- Desiderare di dire una cosa è spesso motivo validissimo per tacerla.

- Quando dobbiamo dire una cosa importante, diciamola prima a noi stessi e ripetiamocela più volte, per non doverci pentire quando l'avremo detta.

E' bene anche ricordare quanto è scritto nel libro sacro di una delle grandi religioni monoteiste (in questo caso Il Corano):

ALLAH CI HA DATO DUE ORECCHIE ED UNA BOCCA SOLA:
CIO' SIGNIFICA CHE DOBBIAMO ASCOLTARE UNA VOLTA DI PIU'
DI QUANTO PARLIAMO

Ettore Tessera

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