PUGNOZEN: LA MENTE VIENE PRIMA DEL PUGNO - ACCADEMIA ARTI ORIENTALI ASD

ARTICOLI RAJA YOGA

Il Respiro Consapevole

ENERGETICA DEL RESPIRO

Verso la fine degli anni ’60 del secolo scorso, la scienza, e la medicina in particolare, aveva accertato nei dettagli che sono gli ioni negativi dell’atmosfera a conferire vitalità agli organismi viventi, in particolare all’uomo. Gli ioni negativi, infatti, facilitano il filtraggio dell’ossigeno attraverso la sottile membrana alveolare dei bronchi e dei polmoni
E’ l’eccesso degli ioni positivi che invece riduce la capacità respiratoria vitale ed il volume respiratorio massimo, provocando un deterioramento generale progressivo dell’organismo con diminuzione delle difese immunitarie.
Se quindi ionizziamo l’ossigeno che respiriamo (anche artificialmente, entro certi limiti), cioè in pratica se gli aggiungiamo energia elettrica, ad ogni respiro introduciamo energia fresca.
Come si ionizza l’ossigeno?
In natura ci pensano le radiazioni telluriche, cioè le emanazioni radioattive naturali; poi i raggi cosmici; poi anche le grandi masse d’acqua in movimento o in corso di evaporazione. Vicino ad un corso d’acqua in montagna, o ad una cascata anche piccola, si percepisce facilmente questa elevata energia che entra in noi ad ogni respiro; sulla riva del mare quando non è calmo, il vento è costante e le onde alte e regolari, l’energia è massima. Questa è la ragione perchè tale fenomeno si amplifica sulle rive dell’oceano (Portogallo, Francia, Inghilterra) e dove le maree hanno una forte escursione (Scozia).
Ciò che entra in gioco, in queste circostanze, è un vero e proprio metabolismo dell’elettricità. Il termine metabolismo designa abitualmente la “totalità delle trasformazioni che il nostro corpo fa subire alle molecole degli alimenti, sia per edificare le nostre strutture cellulari sia per liberare energia vitale”.
La tradizione indù, e non solo quella, chiama questa energia prana. Ecco che respirare in modo consapevole significa anche controllare consciamente questo metabolismo energetico, “pranico”, che si può intensificare con opportune tecniche di respirazione.

Ma questo prana come lo assorbe il nostro corpo?
- Attraverso la pelle, dai cui pori emettiamo tossine che altrimenti si accumulerebbero all’interno. La pelle assorbe energia dal sole, ma anche dall’acqua (saune, docce, bagni in mare e in acque naturali); ecco perchè tonifica camminare a piedi nudi su di un prato meglio se bagnato di rugiada.
- Attraverso la lingua, quando mangiamo. Se c’è sapore nel cibo, allora c’è prana: per questo un boccone va masticato fino a che diventa insipido. In questo modo si estrae tutta l’energia vitale dal cibo.
- Attraverso il naso. A 18 inspirazioni al minuto, assorbiamo circa 13000 litri d’aria nelle 24 ore. Nello stesso tempo inghiottiamo 2 litri circa di acqua e 1 kg di cibo solido.E’ noto poi che alcuni profumi gradevoli (iodio, resina di pino, ecc.) ci inducono a respirare profondamente. Non dimentichiamo che le terminazioni nervose del naso sono collegate, anche se non direttamente, con i centri nervosi situati nel midollo spinale.
- Attraverso gli alveoli polmonari. Qui entrano in gioco gli ioni negativi di cui ho prlato prima.

Uno scienziato belga degli anni ’60 (Fred Vles) ha accertato che gli animali omeotermici, tra cui tutti i mammiferi, hanno una dispersione elettrica superficiale più grande di quella degli animali eterotermici ( cioè a sangue freddo, come la rana ad esempio). Questa dispersione di elettricità è favorita dall’azione fotochimica della luce ultravioletta proveniente dai raggi solari. Gli animali che sono coperti dal pelo hanno una naturale dispersione elettrica molto elevata, e quindi un alto ricambio del metabolismo elettrico. Conosciamo tutti le proprietà elettriche del pelo del gatto : quando lo accarezziamo, può prodursi un crepitio di elettricità statica. Oltretutto, gli animali sono a terra con le zampe : ciò spiega la sensazione di benessere che noi esseri umani proviamo camminando a piedi nudi sulla terra nuda.
L’intensità della dispersione elettrica è legata al benessere individuale : più è alta, più l’individuo è in salute. Questo dà conto anche del disagio che alcuni provano in ambienti ad aria condizionata, sopratutto dove le finestre sono sigillate e non si possono aprire. Non è un problema di claustrofobia, ma di energia vitale. Vivere molte ore al giorno in ambienti totalmente condizionati è davvero dannoso per il nostro sistema immunitario. Si è cercato di ovviare alla carenza di ioni negativi, utilizzando apposite apparecchiature ionizzanti, prima nei grandi impianti (aziende, comunità) e poi, da una decina d’anni, anche in impianti domestici di condizionamento. L’efficacia rimane però al di sotto del 50% di un ricambio d’aria naturale.
Anche nelle capsule spaziali si usano da sempre ionizzatori,

CONSAPEVOLEZZA DEL RESPIRO

Cominciamo a considerare come noi, a livello individuale, respiriamo.
Vi sono infatti diversi modi di respirare, che sperimentiamo ogni giorno, a seconda di cosa stiamo facendo, di che umore siamo, di quanto siamo consapevoli del nostro respiro
Anzitutto, il nostro respiro è a volte corto, a volte lungo. Ma può anche essere dolce, affannoso, grossolano, sottile.
Il respiro CORTO è sempre grossolano, cioè superficiale, ed induce disagio, disturbo, agitazione. Respiriamo corto se siamo in preda all’ira, alla rabbia, all’ansia.
Il respiro LUNGO è invece sottile, più profondo, ed induce calma, agio, serenità. Se allunghiamo il respiro, l’ansia subito diminuisce e spariscono rabbia e ira.
Ma il nostro respiro non ha solo durata e frequenza : ha anche SAPORE. Il sapore è dato dalla sensazione corrispondente di Fastidio / Piacere, Felicità / Infelicità, Noia ecc., cioè dalle nostre sensazioni emotive, il che è a dire dalle nostre emozioni più grossolane.

La CONSAPEVOLEZZA DEL RESPIRO è’ ciò che la tradizione indù chiama ANAPANA-SATI, letteralmente “Consapevolezza dell’inspirare e dell’espirare”.
Questo è uno degli insegnamenti originali di Buddha, cui si attribuisce un famoso discorso dallo stesso titolo. La tecnica è stata codificata in termini occidentali dal monaco thai Buddhadasa nella prima metà del ‘900.

E’ un vero e proprio percorso di consapevolezza, diviso in quattro stadi :

PRIMO STADIO : CORPO CARNE, RESPIRO (in lingua pali KAYA)
Si tratta di veri e propri esercizi pratici progressivi.

1 - Occorre prima rendersi conto di come si respira.

Inspirazione lunga ed Espirazione lunga
Inspirazione lunga ed Espirazione corta
Inspirazione corta ed Espirazione lunga
Inspirazione corta ed Espirazione corta

2 - Poi si inizia lentamente a variare la lunghezza delle fasi di respirazione.

Da corto a lungo
Da lungo a corto

Si continua fino ad ottenere un respiro lungo nelle due fasi.

3-Ora occorre rendersi conto delle qualità del respiro.

Superficiale o no
Affannoso o no
Profondo o no
Con ritmo uniforme o discontinuo
Con profondità uniforme o discontinua

4-Si varia ora la qualità del respiro portandolo lentamente ad essere ritmico e profondo, cercando la regolarità e la massima naturalezza.

SECONDO STADIO : PADRONEGGIARE LE SENSAZIONI (in lingua pali VEDANA)
La considerazione fondamentale è che sono proprio le sensazioni che ci spingono a desiderare cose che non ci servono, ci spingono all’avidità, alle azioni tese a possedere le cose che desideriamo di momento in momento. E ciò senza curarci se le cose che desideriamo sono bene per noi, sono adatte a noi, sono giuste per noi.
Questo stadio ha tre passi successivi.

Comprendere la sensazione (va fatto una per una con meticolosa pazienza).
Conoscere tutto ciò che condiziona la sensazione.
Imparare a controllare la sensazione stessa, mediante le forze che su di essa agiscono.

TERZO STADIO : LA MENTE SOTTILE (in lingua pali CITTA)
E’ la mente che dirige la nostra vita e che sempre dovrebbe dirigere i nostri comportamenti. Noi possiamo conoscere la mente solo attraverso i pensieri. Occorre dunque che osserviamo i pensieri che attraversano la nostra mente.
Come sono?

Sono puri? Sono contaminati dai condizionamenti?
Sono superficiali? Riguardano cose futili non legate all’essere?
Sono nostri? O siamo pappagalli dei mass-media?

Dirigiamo ora la mente dove vogliamo, anzi dove abbiamo deciso. Lo faremo utilizzando i pensieri, cioè dirigendo i pensieri dove vogliamo, ed agendo su Qualità, Intensità, Oggetto di ciascun pensiero.
Se i pensieri indicano che la mente prova desiderio, attaccamento, odio, lasciamo andare, lasciamo scorrere, e la mente si libera.

QUARTO STADIO : REALIZZARE CIO’ CHE E’ NATURALE, CIO’ CHE E’ DEGNO
(in lingua pali il DHAMMA)
Realizzare ciò che è naturale significa qui semplicemente che tutte le cose vanno riconosciute per quello che sono, vuote, impermanenti, non-sè, non vera realtà.

In verità “Le cose sono così come sono.”

Si richiede di arrivare al quid delle cose, alla quiddità, a conoscere la quiddità di tutte le cose.
Il metodo indicato è uno solo : lasciare gli attaccamenti, i condizionamenti, tutti.
Se lo facciamo, la mente è libera. Noi siamo liberi. Le cose e le persone, cui eravamo attaccati, sono libere.
La salvezza, la liberazione consiste proprio in questo :

Scoprire che non c’è nulla cui attaccarsi
Scoprire che non serve attaccarsi.
Scoprire che nulla serve se non ESSERE

Buddhadasa ha dato anche precise indicazioni sui tempi necessari per ogni stadio. Il primo stadio può durare anche solo un mese, per il secondo sono prescritti tre / quattro mesi; circa sei mesi per il terzo stadio; il quarto dipende dall’individuo : c’è chi non arriva mai, ma un anno sembra di solito essere sufficiente. In totale sono quasi due anni di ritiro continuato.

Ettore Tessera

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