Primo torneo internazionale di Shiai Kumite
Karatemente o pugnozen
Salsomaggiore, 22-23 Aprile 2006. Si è appena concluso il primo torneo internazionale di karate goju ryu e kobudo di Okinawa dello Shorei Kan Internetional, la scuola di arti marziali diretta dal maestro 8° dan Toshio Tamano. Mentre, in macchina, sono sulla strada del ritorno cerco di dare una forma ordinata a tutto il groviglio di pensieri, emozioni e sensazioni che ho in testa… La nostra scuola, Centro arti Orientali Saronno, diretta dal Shihan Leonardo Mazzeo , cintura nera 5° dan, e supervisionata dallo stesso maestro Tamano, porta a casa dei risultati importanti. Le gare femminili di kata (la forma singola) hanno visto sul podio Francesca Prato , cintura nera 4° dan per la medaglia di bronzo ed Elena Carrubba (cintura nera 3° dan e istruttrice, sotto la direzione tecnica, del maestro Mazzeo, dello Shorei Kan Rovellasca) per la medaglia d'oro. Nella disciplina di kobudo, arte marziale che prevede l'uso delle armi tradizionali dell'isola di Okinawa, Vito Galeoto , cintura nera 3° dan, ha conquistato la medaglia di bronzo nella gara di kata individuale.
Gli allievi delle scuole di Rovellasca e Legnano, anch'essa supervisionata dal Shihan Leonardo Mazzeo e guidata dall'insegnante Massimiliano Andreani, hanno conseguito dei buonissimi risultati: nella categoria Chukyu (cinture verdi) per i bambini dai 6 agli 8 anni Stefano Rampoldi e Finotti Camilla , allievi dello Shorei kan Rovellasca, hanno conseguito rispettivamente il 2° e 3° posto nella gara individuale di kata, mentre Alessandro Benti , allievo dello Shorei kan Legnano, ha conquistato la medaglia d'oro per la gara di Shiai Kumite (combattimento libero) per la categoria chukyu (cinture verdi) e Chilà Rosaria la medaglia d'oro categoria Jokyu (cinture marroni).
Aldilà degli ottimi piazzamenti, risultato di un allenamento costante e della cura e la passione del nostro maestro per la precisione e la tecnica, quello che mi resta di questi due giorni è qualcosa di più. Mi vengono in mente tutte le volte in cui il maestro ci ripete che un kata non è solo una sequenza ordinata di pugni calci e parate, ma è un esercizio in cui bisogna “essere presenti”… Vuol dire che mentre mi alleno e ripeto la stessa tecnica più e più volte per arrivare al risultato migliore, non devo e non posso pensare ad altro se non a come devo eseguire quella tecnica. Facile a dirsi, ma appena ci si prova le cose cambiano! Noi siamo culturalmente abituati a pensare centinaia di cose mentre ne stiamo eseguendo una, due o anche tre per volta… Con il risultato che spesso nessuna delle tre è come dovrebbe essere… E allora il senso di praticare un'arte marziale non è solo imparare le tecniche di autodifesa o fare movimento, ma è riappropriarsi della nostra “unicità” di pensiero, mente e corpo, di ricomporre quella frattura con noi stessi che troppo spesso il nostro stile di vita ci impone. Questo è il karate. E' equilibrio , ricerca e sperimentazione tutto in uno per il raggiungimento di un fine, magari poco tangibile, ma di gran lunga fondamentale per il nostro essere, che vede nel raggiungimento della consapevolezza di ciò che stiamofacendo una possibile via per diventare esseri umani migliori. Non a caso la maggior parte delle arti marziali giapponesi (ju do , ken do , aiki do , kyu do ) hanno, compreso nel loro nome, proprio il significato di via di vita ( do ). Lo stile, il modo e il metodo sono diversi per ciascuno, ma ciò che importa è che lo spirito che anima coloro che praticano il karate goju ryu shorei kan, diverso per mentalità ed esercizi da altri stili di karate, sia pervaso dalla consapevolezza che ogni tecnica non è solo un movimento esteriore, ma una storia di millenni, che si tramanda di maestro in maestro, attraverso la quale la nostra mente scopre l'infinito universo che si nasconde dentro il nostro corpo. E' così che noi della scuola Centro Arti Orientali di Saronno abbiamo scelto di vivere anche al di fuori del Dojo: karatemente o pugnozen.
Elena Carrubba
|
||||||||||||||